Il Viaggio di Paolo verso Roma – Parte IX

By | settembre 2, 2014

L’Imperatore di Roma aveva bisogno di pane per mantenere la felicità del popolo e di conseguenza governare senza attriti interni. Il grano era un bene primario ed era trasportato in ogni stagione tranne che durante l’inverno, quando la navigazione era troppo pericolosa. Le rotte del grano tra Alessandria e Roma potevano essere percorse con navigazione a vista, per evitare le situazioni di rischio eccessivo che presentava il mare aperto. Questo poteva avvenire attraverso una rotta che lambiva l’Asia Minore e quindi verso il Mare Egeo per poi toccare il Mare Adriatico, oggi conosciuto come Mare Ionio, infine verso la penisola Italica.  Il porto finale per i passeggeri era Puteoli perché Ostia era adatta solo a piccole imbarcazioni.

Paolo e i suoi compagni di viaggio, che essi fossero discepoli di Cristo, o altri prigionieri comuni, o soldati Romani, s’imbarcarono su due navi della flotta commerciale Alessandrina.

Tali navi portavano il nome di divinità pagane: Luca racconta che Paolo e I suoi compagni viaggiarono da Malta a Puteoli su una nave dedicata ai Dioscuri, Castore e Polluce, che erano ritenuti i protettori dei viaggiatori.

Prima di intraprendere il viaggio era usanza che il proprietario e il comandante della nave offrissero un toro come sacrificio propiziatorio, per invocare la protezione delle divinità pagane. Lo stesso avveniva all’arrivo, come segno di ringraziamento per essere arrivati a destinazione.

Sicuramente Paolo aveva visto tutto ciò e nel suo cuore sapeva che, più che il pane, Roma e i romani avevano bisogno dell’Evangelo.

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