Una questione di ermeneutica

By | maggio 26, 2014

Nell’ambito di una recente serie di eventi legati alle posizioni riguardo le pratiche omosessuali e la loro accettazione o meno da parte della chiesa, il sig. Alessandro Esposito, “pastore” valdese in Argentina, ha espresso le sue posizioni su un articolo nello spazio dei blog di MicroMega.

In quell’articolo Esposito si vanta di essere stato il primo a celebrare una benedizione di una coppia dello stesso sesso nel 2010. Spiega a brevi cenni il “cammino di riflessione” che è avvenuto all’interno della Chiesa Valdese, cammino che si è risolto con la decisione di difendere i diritti degli omosessuali.

Di questo tipo d’interventi ne avevamo visti tanti in passato, quello che emerge da quest’articolo è che il vero motivo della contesa si trova nel livello di veridicità delle Sacre Scritture.

Da una parte ci siamo noi “fondamentalisti”, che crediamo nella totale validità delle Sacre Scritture, dall’altro lato abbiamo invece i “luminari”, seguaci dei teorici della menzogna come Rudolf Bultmann, Jean Dominic Crossan, e i bloggers “d’autore” di Micromega per le religioni alternative.

Secondo questi il diluvio è un episodio mitico e chissà quali altri passaggi sarebbero da considerare miti o leggende. Posizione che è molto probabilmente condivisa da gran parte del Sinodo Valdese Apostata, che in qualche modo deve giustificare i criteri con i quali vanno selezionati i brani delle Scritture.

Pertanto, quei passaggi che fanno comodo alla loro agenda diventano validi, dopo essere stati resi asettici attraverso l’estrapolazione dal contesto a cui appartengono. Allo stesso tempo cercano di far passare per miti, leggende, tutte quelle parti che diventano un ostacolo.

Di conseguenza possono ritenere lecito utilizzare il simbolo biblico dell’arcobaleno, ma allo stesso tempo che non si parli del diluvio come evento storicamente dimostrato. Perché significherebbe paventare l’ipotesi che sia accaduta per davvero anche la distruzione di Sodoma e Gomorra, poche pagine più avanti.

Citano passaggi dell’Apostolo Paolo (isolati dal loro contesto) quando parla di egualità nella fede in Cristo (Gal 3:28), ma scartano tutti quelli in cui Paolo condanna l’omosessualità, la fornicazione e l’adulterio, cosa che avviene in quasi tutte le sue epistole (Rom 1:26-311 Cor 6:9-10Gal 5:19-21).

Amano riportare i versi che descrivono Cristo Gesù frequentare prostitute, pubblicani e peccatori vari, come Matteo 9:10-11:
“Mentre Gesù era a tavola in casa di Matteo, molti pubblicani e «peccatori» vennero e si misero a tavola con Gesù e con i suoi discepoli.   I farisei, veduto ciò, dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia con i pubblicani e con i peccatori?»”

Questi, che si pregiano di essere teologi illuminati, violano la più elementare delle norme dell’ermeneutica, quella che ogni passaggio va letto nel contesto immediato e quello generale.

Infatti, non serve una laurea in teologia per leggere quanto viene appena dopo i due versi che abbiamo appena visto:

“Ma Gesù, avendoli uditi, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.    Ora andate e imparate che cosa significhi: “Voglio misericordia e non sacrificio”; poiché io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori».” (Mat 9:12-13)

In questi versi, nostro Signore Gesù Cristo paragona i farisei a chi è sano e i peccatori ai malati. È ovvio che un medico onesto tenti di guarire i suoi pazienti in maniera definitiva. Infatti, Cristo ci è riuscito sia da un punto di vista immediato e pratico, guarendo persone fisicamente inferme, sia da un punto di vista figurativo che punta alla guarigione spirituale, ovvero la rimozione dei peccati.

Alla luce di quanto sopra, la condizione essenziale e minima affinché Gesù potesse sedere a tavola con i peccatori era ed è il loro pentimento. Concetto in linea con il contesto generale delle Scritture, o sensus plenior (visto che ai teologi prominenti piace citare in latino). Il Signore cominciò il suo ministero con le parole “Ravvedetevi, perché il Regno dei Cieli è vicino” (Mat 4:17; Mar 1:15) e continuò a comandare alla gente di pentirsi (Mat 11:20; Luc 13:3,5, 16:30; 17:4). Gli Apostoli predicavano la stessa cosa, il pentimento come condizione necessaria e insindacabile per la salvezza. (Mar 6:12; Att 2:38; 3:19; 17:30; 26:20). Nell’Apocalisse, nostro Signore Gesù Cristo prima comanda alle cinque chiese che sono in errore di pentirsi (Apo 2:16,21,22; 3:3,19), quindi l’apostolo Giovanni descrive le sorti di coloro che non si sono pentiti nei versi 9:20,21; 16:9,11.

Dal punto di vista di quest’analisi è di particolare interesse Apocalisse 9:21, che riporta: “Non si ravvidero neppure dai loro omicidi, né dalle loro magie, né dalla loro fornicazione, né dai loro furti.” La parola fornicazione è la traduzione dal greco di πορνεία, porneia, che vuol dire immoralità sessuale intesa come pratiche sessuali illecite (adulterio, omosessualità, sesso con animali, incesto, sesso fuori del matrimonio). Stessa parola che è causa di attacco da parte di Cristo alle chiese di Pergamo (Apo 2:14) e Tiatiri (Apo 2:21), alle quali comanda di ravvedersi, cioè di cambiare drasticamente direzione e di ritornare sulla retta via.

In conclusione, i veri pastori di Cristo dovrebbero applicare l’ermeneutica in modo coerente. Chi ha cuore il destino eterno degli omosessuali, li dovrebbe mettere in guardia dal giudizio divino che li attende se non si pentono. Invece i membri del Sinodo Valdese Apostata spianano loro (e a se stessi) la strada per l’inferno, non solo creando false illusioni ma anche mettendo in atto una vera e propria apostasia.

Noi crediamo nell’ispirazione, nell’infallibilità e nell’inerranza delle Sacre Scritture, per cui non tacciamo cosi’ come “non ci vergogniamo dell’Evangelo di Gesù Cristo, potenza di Dio per la salvezza di chi crede” (Rom 1:16). Così come non ci vergogniamo di essere convinti della storicità delle Scritture nella loro totalità, sia dell’Antico sia del Nuovo Testamento.

Preghiamo pertanto che il Sinodo Apostata si ravveda e riporti la Chiesa Valdese sulla retta via dei loro predecessori, in totale asservimento a Cristo nostro Signore e Re.

 

Nota: per chi volesse, è disponibile il corso gratuito di Ermeneutica Biblica.

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